“IL DIALOGO INTERRELIGIOSO NON MIRA A CREARE UNA SUPER RELIGIONE”

In un mondo sempre più caratterizzato dalla pluralità religiosa, l’esigenza del dialogo diventa “imperativa”. Dialogo significa “relazioni positive e costruttive fra individui e comunità di fedi diverse, che siano dirette alla reciproca comprensione ed arricchimento”. Può realizzarsi “a livello informale, fra singoli credenti, o fra rappresentanti delle comunità. La gamma è estremamente ampia. Ma deve esser chiaro, il dialogo ha luogo fra persone, e non fra sistemi”. Esso include “non soltanto gli scambi formali, ma anche gesti di solidarietà, azioni comuni, e anche silenziosa presenza”. Sono questi alcuni passi della riflessione sul dialogo interreligioso con la quale ieri sera, mons. Micheal L.Fitzgerald, segretario del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, è intervenuto alla seduta conclusiva del simposio internazionale, organizzato dall’Università Gregoriana. Un incontro che ha approfondito il dialogo fra esponenti del mondo cattolico e rappresentanti del Tenrikyo, un movimento religioso, nato in Giappone solo duecento anni fa. Nel suo intervento, mons. Fitzgerald ha ricordato che “dove c’è coercizione non ci può essere dialogo”, ed ha chiarito che “il motivo del dialogo interreligioso non è quello di unire tutte le religioni, di amalgamare le credenze in una nuova sintesi, o di creare una nuova super religione”. Lo scopo delle relazioni interreligiose, “non è quello di unificare”, ma piuttosto quello di realizzare un “servizio all’umanità, permettendo a persone di differenti religioni e culture di vivere e lavorare insieme armoniosamente come membri dell’unica famiglia umana”.