“Invece di fare dibattiti sull’utilità della censura, affrettiamoci a portare questo paese alla maturità”. Lo ha detto Pupi Avati, noto regista cinematografico e responsabile per la fiction di Sat 2000, al settimanale diocesano “Verona Fedele” che lo ha intervistato in merito alla censura del film “Totò visse due volte”. “Dare addosso in modo così retorico a qualunque forma di regolamentazione e quindi censura – ha spiegato Avati – è sicuramente bello ed esaltante, ma non tiene conto la realtà dei fatti”. Secondo il regista, “per non parlare più di censura, dovremmo avere di fronte un paese maturo, capace di produrre quegli anticorpi, attraverso i quali difendere tutte le categorie deboli della società che non sono rappresentate solamente dai minori ma anche da persone che per mancanza di cultura o per problemi psicologici non sono in grado di affrontare proposte seduttive e nello stesso tempo degradanti”. A questo punto, Avati propone di avviare un processo di “responsabilizzazione generale di tutte quelle persone che si occupano di cinema o di televisione” per far loro capire che “hanno in mano una sorta di arma che può essere usata a fini positivi ma che in certi casi può deflagrare nelle mani di un minore o di un soggetto intellettualmente non attrezzato”. Riferendosi poi alla dissacrazione del sacro, Avati ha aggiunto: “come io rispetto le fedi che non mi appartengono, e anche coloro che non credono, non vedo per quale motivo gli altri non debbano fare altrettanto per la religione cattolica”.