MONS. CHRAPEK (POLONIA): ANCHE I VESCOVI “A SCUOLA” DI GIORNALISMO

Come utilizzare la radio e la televisione, come concedere un’intervista, come affrontare le inchieste giornalistiche. Potrebbero essere questi alcuni contenuti di “corsi di comunicazione” da organizzare per un uditorio particolare: i vescovi. Lo ha detto mons. Jan Chrapek, vescovo di Torun (Polonia), parlando oggi agli oltre cento “giovani vescovi” (nominati, cioè, negli ultimi cinque anni) riuniti a Roma, fino al 13 marzo, per iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) e della Congregazione per i vescovi. Poiché il vescovo, ha proseguito mons. Chrapek riferendosi al tema dell’incontro (“Essere vescovi oggi in Europa”), “sarà sempre percepito come un rappresentante della Chiesa”, occorre aiutare coloro che hanno la responsabilità di una diocesi a capire che “un vescovo non parla mai in pubblico come una persona privata”. Tutto ciò, ha precisato il relatore, comporta l’assumere “un modo di agire attivo” nel campo della comunicazione, “anche nei momenti di silenzio necessario”. Un “no comment”, perciò, “deve essere spiegato in modo convincente, per esempio con il dovere di salvaguardare la dignità dell’uomo, anche se si tratta di un caso scandaloso o controverso”. Mons. Chrapek, in particolare, ha raccomandato ai vescovi “un uso prudente della denuncia dei prodotti cattivi o scandalosi dei media, perché spesso una denuncia autorevole, anche oggettivamente giusta, può, senza volerlo, diventare una pubblicità gratuita di questi prodotti di scarso o di nessun valore”.