“LETTURE”: QUALITÀ E LIMITI DEL “RITORNO DEL SACRO” IN LETTERATURA

Analizza virtù e limiti della narrativa contemporanea legata al cosiddetto “ritorno del sacro” il gesuita p. Ferdinando Castelli, in un editoriale pubblicato nell’ultimo numero del mensile di informazione culturale “Letture”, edito dalla San Paolo.P.Castelli critica, ad esempio, gli aspetti di “relativismo etico, panteismo e alchimia trasferita nel campo religioso” presenti nel libro di Paulo Coelho “L’alchimista”, riconoscendo però anche gli aspetti positivi del romanzo: “Tre soprattutto: l’invito a superare quanto – materialismo, edonismo, consumismo – mutila spiritualmente l’uomo; la prospettiva di realizzare la propria vocazione, umana e religiosa, con coraggio e impegno; l’insistenza sull’elemento religioso, considerato fondamento del vivere”. Da questo libro in poi parte tutta una produzione letteraria nella quale confluiscono diverse correnti religiose contemporanee, spiega p.Castelli, “il termine ‘religioso’ si dissolve e indica mania del sacro, misticismo selvaggio, inquietudini millenaristiche…”. “Questo ‘bailamme’ religioso – osserva – è determinato dal richiamo e dal bisogno dello spirituale e del sacro, dall’insofferenza di una cultura senz’anima, dalla sfiducia nel cristianesimo (epidermicamente conosciuto), dal fascino dell’esotico, dalle mode correnti e dal calcoli commerciali”. Se “letterariamente poco convincenti”, anche se “accattivanti”, sono autori come Redfield e Jacq, meritano invece attenzione le opere di Giorgio Calcagno, Michel Tournier, Laura Bosio, Franco Ferrucci, Ferruccio Ulivi. P.Castelli conclude giudicando positivo questo bisogno di spiritualità, che però, anche in letteratura, può presentarsi “nei modi più dilettanteschi, rozzi, ambigui e superficiali”.