“Un corpo che diventa dono, come Cristo nell’Eucarestia, è un messaggio importante per tante chiese occidentali, che rischiano nella liturgia, come nella vita, di offrire cose, riunioni, regole, discorsi, ma non se stessi: si rischia di offrire sempre il superfluo, non la propria libertà e dedizione”. Lo scrive Bernando Cervellera, direttore dell’agenzia internazionale Fides, rispondendo nell’editoriale pubblicato oggi alle polemiche che ha suscitato “l’osanna dei corpi seminudi” dei danzatori maori a San Pietro durante la messa di apertura del Sinodo speciale per l’Oceania. “Un corpo che diventa dono – scrive Cervellera – è ammaestramento anche per un occidente secolarizzato, dove il corpo è stato ridotto ormai ad oggetto sfruttato, abusato, gettato via, ma troppo raramente donato con l’intensità sacrale dei danzatori seminudi”. Cervellera mette a confronto da una parte “il consumismo del nudo vomitato dai mass media supermoderni” e dall’altra “la dignitosa maestà di queste culture oceaniche venate di sacro, che si inchinano davanti al Vangelo”. Cervellera ritiene che la “sacralità” di queste culture sia un messaggio importante anche per una parte della chiese presenti al Sinodo come l’Australia e la Nuova Zelanda che in questi primi giorni hanno mostrato “le ferite all’uomo prodotte dal secolarismo”: divorzi, violenze e abusi sessuali, fragilità delle famiglie e del celibato dei preti. “La tentazione – osserva il direttore di Fides – è quella di correre ai ripari offrendo regolette superficiali” che però rischiano di essere “succubi della mentalità secolarizzata efficientista” e di “dimenticare la “dimensione del corpo e del dono”. “Ancora una volta – conclude Cervellera – sono le culture primitive che ricordano questo al nostro mondo evoluto”.