LETTERA CARITAS AD UN CALCIATORE OBIETTORE DI COSCIENZA

Damiano Tommasi “è’ il primo obiettore di coscienza convocato in nazionale”. A ricordarlo è don Antonio Cecconi, vicedirettore della Caritas italiana, in una lettera aperta che indirizza direttamente al calciatore della Roma ed ex-obiettore di coscienza alla Caritas diocesana di Verona. Don Cecconi indica Tommasi come “persona coerente con i valori cristiani in cui crede”, che ora passa “dalla non violenza come obiettore alla responsabilità di allentare le tensioni in campo e sugli spalti, di rendere le partite occasioni di amicizia”. Perché, ricorda don Cecconi, “il calcio è nato come gioco, festa e parabola della vita. Per imparare sia a vincere che a perdere”. Ma “in questa bella favola che è lo sport”, sottolinea, “sono entrati avventurieri senza scrupoli, disposti a patti col diavolo per rendere gli atleti Superman”. “C’è un solo modo per uscirne – gli suggerisce -, e tu puoi farti capofila dell’obiezione al rischio di doping, chiedendo assoluta chiarezza ai molti, troppi mestieranti e apprendisti stregoni che vi girano intorno”. Don Cecconi ricorda a Tommasi anche le responsabilità sue e dei colleghi calciatori, che spesso non pensano come “dietro i nomi e i marchi che portate sulla ‘divisa’ possono nascondersi multinazionali senza scrupoli, capaci di produrre sfruttamento e povertà in qualche parte del mondo”. Secondo don Cecconi gli sportivi possono oggi fare “politica imparando a dire no a sponsorizzazioni poco chiare, a operazioni commerciali che in questi tempi di globalizzazione aumentano il divario tra i ricchi e i poveri del mondo”. E rendersi così “disponibili per impegni di solidarietà, con gesti buoni e puliti fatti senza mettersi in mostra, solo per dare concretamente una mano a tanti fratelli meno fortunati di voi”.