“Il santuario è la cifra della profezia, il segno certo che sperare non è utopia, né evasione, ma attesa che non delude”. Lo ha detto questa mattina mons. Bruno Forte, della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, intervenendo al secondo Congresso Europeo su Santuari e Pellegrinaggi promosso in questi giorni a Pompei dal Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Mons. Forte ha inserito il Santuario nell’attuale contesto di post-modernità che il teologo ha definito come tempo “di naufragio e di caduta, di oscurità e di notte”. “Ciò di cui si è più malati oggi – ha detto lo studioso – è la mancanza di passione per la verità: è questo il volto tragico del debolismo postmoderno. Nel clima della decadenza tutto cospira a portare gli uomini a non pensare più, a sfuggire la fatica e la passione del vero, per abbandonarsi all’immediatamente fruibile, calcolabile col solo interesse della consumazione immediata”. Il Santuario si presenta all’uomo di oggi innanzitutto come “cifra della memoria”, come “ricordo costante del fatto che l’Altro è venuto fra noi”. “Il mistero del tempio – ha aggiunto il teologo – ci ricorda anche che il Dio che ci ha amato una volta non cessa di amarci mai e che oggi, in questo presente meraviglioso e drammatico, nel concreto momento della storia in cui viviamo, egli è con noi”. “Memoria della nostra origine” e luogo di alleanza con Dio, nel Santuario “il popolo di Dio impara ad essere – ha concluso mons. Forte – la Chiesa della speranza e della gioia. Chi è entrato nel mistero del Santuario sa che Dio è già all’opera in questa vicenda umana, che già ora, nonostante le tenebre del tempo presente, è l’alba del tempo che deve venire