1° INCONTRO PASTORALE EUROPEO: “LA SOCIETÀ CIVILE FORZA (O RISORSA) DELL’EUROPA

E’ il primo incontro, a livello europeo, dei responsabili per la pastorale sociale e del lavoro, che vede riuniti da oggi e fino al 15 novembre a Frascati i rappresentanti di 16 paesi dell’Europa dell’Est e dell’Ovest per iniziativa dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale sociale e il lavoro. Anche il Santo Padre per rilevare l’eccezionalità dell’evento ha inviato un messaggio a mons. Fernando Charrier, vescovo d’Alessandria e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro nel quale ripropone la necessità di “riaffermare la priorità dell’evangelizzazione della dimensione sociale della vita”. Mons. Charrier nell’aprire il convegno ha, infatti, ricordato che “non vi sarà Europa unita se non si darà vita ad una cultura dell’accoglienza, della complementarità, della solidarietà e sussidiarietà”. L’economista Stefano Zamagni, dell’Università di Bologna, ha rilevato che, di fronte alla sfida della globalizzazione, “non è accettabile né la via del fondamentalismo liberista (perché legittima solo la sopravvivenza dei più forti) “, né “la via neo-statalista perché significherebbe far morire nel giro di 1 mese, 1 miliardo e mezzo di essere umani”. Quale allora la scelta per un cristiano? Zamagni ha suggerito “la strategia della società civile transnazionale” organizzando “i corpi intermedi, chiesa, organismi, in una dimensione europea”. “In questo modo la forza d’urto sarebbe notevole” ha detto Zamagni, citando a questo proposito “segnali incoraggianti” come le campagne di boicottaggio dei consumatori nei confronti delle multinazionali o la partecipazione dei rappresentanti della società civile ai meccanismi decisionali delle istituzioni internazionali. Importante ha detto Zamagni, è che le organizzazioni si diano da sole “degli statuti di autoregolamentazione” che nel rispetto del principio di sussidiarietà “non scambino la loro libertà per diventare dipendente della società politica” ed entrino “in dialogo con i governi nazionali”.” “Nell’intervento successivo mons. Diarmuid Martin, segretario del Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace, si è chiesto quanto “una Europa dei ricchi” come quella attuale potrà preoccuparsi dei poveri. “L’Europa del futuro – ha affermato – dovrà essere creativa nell’individuare strutture per i cittadini più deboli” e svolgere, allo stesso tempo “un ruolo di leader nell’area della solidarietà internazionale”: “l’Europa ha bisogno di un nuovo e forte quadro etico e giuridico in cui collocare il mercato, integrando il sociale in queste strutture”. A proposito della questione del debito estero mons. Martin ha denunciato “le lentezze” nella soluzione del problema” e la poca “flessibilità e generosità” che rischiano di “far perdere un altro decennio all’integrazione dei paesi poveri nel sistema mondiale”.” “