Lo ha detto mons. Sergio Lanza, preside dell’Istituto Pastorale della Pontificia Università Lateranense, nella prolusione con cui ha inaugurato oggi, a Roma, l’anno accademico ’98-’99 dell’ateneo. “Sul piano sociale e politico – ha detto il relatore – c’è il rischio di identificare l’ispirazione cristiana con le aspettative dei cosiddetti ceti medi, snervando e infiacchendo le esigenze della fede”. In questo modo, ha spiegato Lanza, “ci si accontenta di identificare il cristiano con il ‘buon cittadino’, mentre la forza del Vangelo è fattore di rinnovamento profondo dei modelli di società e di ispirazione di nuove figure della convivenza tra gli uomini”. Di qui la centralità della dottrina sociale della Chiesa, sulla quale, per il relatore, anche i teologi devono cominciare a riflettere: anche se, ha osservato Lanza, “salvezza cristiana e impegno politico non si identificano”, i diversi ambiti del vivere civile appartengono “alle preoccupazioni pastorali della Chiesa e agli imperativi urgenti dell’azione cristiana personale e comunitaria”. Per una riflessione approfondita sulla dottrina sociale della Chiesa, ha concluso Lanza, si deve partire dalla consapevolezza che “la fede cristiana non è compatibile con qualsiasi forma di società”, ma “produce orientamenti e suggestioni capaci di dare figura a modelli concreti di società, pur non identificandosi mai con nessuno di essi”. In questa prospettiva, elementi essenziali della dottrina sociale della Chiesa sono “il richiamo all’uomo, nella sua concretezza storica” e il riferimento all’azione.