NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir

Dal punto di vista economico e sociale le cose in Europa stanno andando abbastanza male, almeno rispetto alle previsioni anche solo di sei mesi fa. Tutti gli istituti che fanno previsioni congiunturali stanno correggendo al ribasso i tassi di crescita previsti del reddito reale, e non solo in Italia, che comunque si distingue per il basso tasso di sviluppo. Si parla esplicitamente di pericolo di deflazione. Tuttavia anche se il barometro autunnale volge al grigio, la situazione dell’Europa è comunque migliore rispetto alla più generale congiuntura mondiale: il passaggio non è assolutamente facile.” “Il vertice europeo di Poertschach, tranquilla cittadina austriaca, ha permesso di toccare con mano la realtà, rilanciando una generale esigenza di uscire dall’impasse, piuttosto che concrete ricette. Si parla così del ritorno dell’iniziativa politica e dell’esigenza di una qualche forma modernizzata di governo dell’economia. Ma le indicazioni operative sono contraddittorie e restano comunque soltanto abbozzate, dal rilancio dei grandi progetti infrastrutturali europei a nuovi programmi di sostegno alle piccole e medie imprese, dalla riduzione degli oneri sociali sul lavoro, all’enfasi su formazione ed istruzione e sui diritti del lavoro.” “E’ uscito di scena, insignito del titolo di cittadino europeo, il cancelliere Kohl, sconfitto alle elezioni. Anche in Italia, con un percorso assai più tortuoso, il governo è guidato dal leader della sinistra, tredicesimo tra i quindici dell’Unione. Il “New York Times” ritiene che questo riflesso sia una sorta di compensazione di uno stress da comportamenti virtuosi sul piano contabile, che hanno portato alla costruzione dell’Euro. E’ un fatto storico, che sta candidando l’Europa ad essere “bastione mondiale della sicurezza economica”. Ma nonostante questo gli europei sono inquieti. Le risposte politiche sono dunque frammentate. Nello stesso panorama socialista e di sinistra le posizioni inglese ed olandese sono assai distanti da quelle francese ed italiana. L’incognita resta la Germania. La stretta monetaria e fiscale degli anni scorsi ha portato a pagare un alto costo in termini di crescita stentata. Ma ridurre il prelievo e nello stesso tempo rilanciare l’interventismo statale è possibile?” “Sono più le domande che le certezze. Anche perché l’attuale passaggio politico non è accompagnato da un’adeguata riflessione ideale e culturale. Prevale infatti una sorta di riflesso di conservazione, o di protezione. Nell’Europa che risente del modello inglese, l’esperienza Thatcher ha fatto cambiare pelle anche alle sinistre, che hanno interiorizzato un modello lib-lab, che resta molto distante dalla socialdemocrazia più tradizionale al governo in molti paesi centro-meridionali. In ultima istanza il primo modello fa riferimento al mercato, corretto nelle sue più evidenti distorsioni, il secondo piuttosto alla regolazione statale, corretta nelle sue più evidenti distorsioni. Vedremo nei prossimi mesi la capacità di riuscire in concrete applicazioni. L’Euro è imminente. L’impressione è che questa nuova istituzione europea segnerà comunque un punto di svolta. Ma ancora il sistema politico ed istituzionale non pare in grado di disegnare prospettive nuove ed adeguate alla portata dei cambiamenti. ” “Nell’immediato intanto l’Europa deve fare i conti con altre urgenze, oltre il difficile passaggio economico ed i 18 milioni di disoccupati. A Poertschach si è deciso per il prossimo anno un vertice straordinario sulla questione dell’immigrazione, mentre Blair ha lanciato la sfida di un nuovo disegno di politica militare comune. Nel Kosovo, di fronte alla ipotesi di accordo faticosamente raggiunta, la capacità di iniziativa europea è già alla prova.” “