“Il commercio internazionale dei minori ha raggiunto un livello allarmante: più passano gli anni e più questa piaga si diffonde e si acutizza”. La denuncia è di Marco Griffini, presidente dell’Aibi (Associazione Amici dei bambini) che domani pomeriggio interverrà a Roma ad una tavola rotonda “L’adozione internazionale e il ruolo del volontariato” organizzata dalla Confederazione italiana dei consultori familiari di ispirazione critiana. Facendo il punto sulla situazione giuridica nel nostro Paese, Griffini ha ricordato come “la legge 184 del 1983 non è stata capace di regolamentare l’adozione internazionale, non prevedendo delle norme che in qualche modo costringessero i genitori aspiranti di adozione di rivolgersi ad enti autorizzati. Si è così assistito ad una vera e propria corsa al bambino e le coppie in possesso dell’idoneità all’adozione si sono sentite legittimate a girare il mondo e prendere il bambino che più corrispondeva al loro desiderio”. La Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione nell’adozione internazionale stipulata nel 1993 all’Aia ha cercato di “porre fine a questo commercio ma purtroppo l’Italia è arrivata ultima”. La ratifica, precisa Griffini, “giace in Parlamento da 18 mesi in un continuo palleggiamento tra Camera e Senato”. Oltre alla ratifica della Convenzione, l’aibi chiede che “nella nuova legge venga esaltata e valorizzata la parte fondamentale, quella relativa al concetto di sussidiarietà. Non è sufficiente – spiega Griffini – accertarsi che il minore sia in stato di abbandono e neppure che per quel bambino non ci sia nessun altra soluzione. Chiediamo alla comunità internazionale e nazionale di adoperarsi perchè ci siano sempre meno bambini adottabili favorendo tutte quelle iniziative di cooperazione internazionale, tutti quegli strumenti che prevengono l’abbandono del minore, dalla adozione a distanza alle case di accoglienza, per far sì che il minore non venga adottato ma resti in famiglia”