Per il 62% degli iscritti all’Azione Cattolica è oggi più difficile vivere l’impegno cristiano nel mondo e ad affermarlo sono soprattutto le persone con un’età compresa fra i 40 e i 50 anni, coloro cioè che vivono con maggiore consapevolezza “la fatica di reintepretare l’esperienza cristiana nel contesto di oggi”. E’ quanto emerge da una ricerca condotta dalla presidenza nazionale dell’Azione Cattolica per conoscere l’esperienza formativa della associazione a livello di base. Realizzata dal dipartimento di pedagogia dell’Università Cattolica di Milano, l’indagine verrà presentata a Roma martedì 17 novembre e il 24 a Milano. La ricerca ha interpellato gli aderenti di tre associazioni parrocchiali, scelte all’interno di tre associazioni diocesane per ogni regione d’Italia. Gli intervistati vanno dai 15 anni in sù e sono stati esaminati 3911 questionari. Per il 35% degli intervistati, la difficoltà a vivere da “cristiani nel mondo di oggi” dipende dalla secolarizzazione in atto mentre il 31% ritiene che la causa è da ricercare nel fatto che “i cristiani sono meno uniti”. Tre sono i modi “più gettonati” dagli iscritti di Ac per “affrontare oggi le sfide del secolarismo”: provvedere ad “una più seria formazione”, “vivere con maggiore radicalità il Vangelo” e “cambiare a partire dal proprio quotidiano”. “Alla luce di questa ricerca – ha commentato Paola Bignardi, responsabile dell’Ufficio Itinerari formativi dell’Azione Cattolica – l’Ac è chiamata ad integrare gli elementi essenziali della sua tradizione formativa con un nuovo modello che salvi da una parte le caratteristiche essenziali della sua identità e dall’altra sia anche in grado di metterle in relazione con il tempo di oggi”. Per fare questo, “occorre – ha aggiunto Bignardi – superare una dimensione piuttosto intelletualistica della formazione e valorizzare molto di più la ricerca di senso. C’è una domanda di senso sulle esperienze concrete della vita che vanno valorizzate e accolte”.