NOTA SETTIMANALE SIR. Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

“E’ nato il primo governo a guida di sinistra nella storia della Repubblica. Lo presiede Massimo D’Alema, che, a conclusione di una crisi di governo dall’andamento annunciato ma sconcertante, passa da Botteghe Oscure a Palazzo Chigi. La evidente svolta rispetto alle elezioni del 1996, che richiama piuttosto gli scenari che taluno immaginava prima di quelle del 1994, lungi dall’essere sancita dagli elettori, si è consumata nel giro dei Palazzi romani. Archiviato l’Ulivo, i partner della coalizione di governo, da Cossutta a Cossiga, passando per i verdi, varie etichette di centro-sinistra ed il Ppi, scommettono, sia pure con diversi intendimenti affermati nel medio termine, sull’appoggio al leader dei Democratici di sinistra. Presentata come “grande coalizione” in realtà la maggioranza di governo supera di poco la maggioranza assoluta in Parlamento. E così molti osservatori giustamente hanno visto in questo passaggio soprattutto un riflesso difensivo, dentro e fuori del sistema politico.” “Sull’evoluzione del gioco politico incombono inoltre la scadenza del Quirinale e quella delle elezioni europee. Saranno, di qui a pochi mesi, le prime verifiche per i nuovi partner di questa inedita maggioranza. D’altro canto l’opposizione di centro-destra è sfidata a produrre proposte e programmi, per dare sostanza a questo bipolarismo italiano in cerca d’autore, come nelle amare commedie di Pirandello, o quanto meno contribuire a chiarire i possibili scenari della confusa transizione in cui il nostro sistema politico è da lungo tempo immerso.” “In realtà la politica pura, che ha caratterizzato la crisi annunciata del governo Prodi e la sua soluzione, suscita un sempre minore interesse tra i cittadini. Questo è il punto più delicato del passaggio di queste settimane, come sempre accade rocambolesco, ricco di congiure, smentite, contraddizioni, veleni, che hanno perfino lambito il colle quirinalizio ed alimentato la piccola cronaca dei retroscena. E’ vero che ritornano i partiti, come peraltro è fisiologico in democrazia, ma questo avviene sempre più in assenza di un vero dibattito, di una vera partecipazione dell’opinione pubblica, come dimostrano le spericolate evoluzioni di molti parlamentari nel chiuso degli emicicli. Purtroppo c’è da scommettere che vi sono consistenti settori che vedono un bene in questo progressivo aumento dell’indifferenza e del distacco. E’ invece una ferita sempre più grave, anche in relazione ai difficili passaggi che, tanto a livello europeo che nazionale, ci stanno dinanzi. Ce lo hanno mostrato ancora una volta gli studenti francesi nei giorni scorsi, segno di una generazione piena di attese, ma privata ormai anche dei mezzi per poterle esprimere.” “In realtà questo sarebbe il momento, in Europa, come in Italia, di una svolta convinta verso la sussidiarietà. Questo però significa mettere in gioco interessi forti e consolidati, ma anche aprirsi veramente al futuro. Significa una seria politica per la famiglia e per la vita, una seria politica per la scuola, da ricostruire sulla base della parità, una seria politica per il lavoro e lo sviluppo economico. Significa rispettare veramente la persona. Per raccogliere questa sfida occorrono coraggio innovativo e saldezza di riferimenti ideali. Si può giocare al rinvio, ma questi nodi devono essere affrontati”.” “” “