Troppo spesso, nelle nostre comunità, il Sacramento della Confermazione è “il Sacramento dell’addio”, la cui preparazione “sembra diventare sempre più difficile e faticosa”. Lo afferma don Paolo Michelini, sull’ultimo numero della rivista “Orientamenti pastorali”, trattando uno dei temi che saranno al centro del prossimo convegno del Cop (Centro di Orientamento Pastorale), che si svolgerà a Brescia dal 19 al 21 ottobre, con la collaborazione degli Uffici Cei catechistico e liturgico, della Caritas Italiana, del Servizio nazionale per la pastorale giovanile e dell’Acr (Azione Cattolica Ragazzi). “Molti battezzati – continua Michelini – dimostrano di non capire il senso di questo Sacramento”. Per questo la Cresima, “per la stragrande maggioranza dei nostri ragazzi, è il momento in cui essi danno l’addio alla comunità cristiana e, per diventare grandi, si buttano dietro le spalle la fede”. Per superare la “crisi” di questo Sacramento, propone l’autore dell’articolo, si potrebbe “differire” l’età in cui viene amministrato, passando dagli 11-13 anni (al massimo 14) ai 16-18 anni. Tutto questo, precisa però Michelini, comporta un’altra attenzione: quella di scongiurare un “vuoto educativo” nella formazione dei ragazzi. “Un differimento del Sacramento della Cresima, non convenientemente proposto e preparato – conclude l’autore dell’articolo – potrebbe portare a non ricevere più il Sacramento”.