“L’enciclica Fides et ratio è un appassionato manifesto per dire l’importanza, anzi l’indispensabilità di un’autentica ricerca filosofica, per risvegliare e promuovere quel desiderio di verità che la indirizza ad accogliere con fiducia e con gioia il dono della verità piena offerta da Dio in Gesù Cristo”. E’ quanto afferma don Piero Coda, teologo della Pontificia Università Lateranense, in un commento che apparirà sul prossimo numero del Sir. Nell’ultima enciclica di Giovanni Paolo II, osserva don Coda, “c’è la stessa passione per l’uomo che, sin dalla Redemptor hominis, ha animato tutto il suo pontificato”. La sfiducia nella verità che caratterizza l’epoca contemporanea, fa notare il teologo, “ha radici lontane che vanno messe allo scoperto per essere sanate e per trovare una risposta in positivo a quella ricerca di senso e di sapienza”. “La sfiducia nella verità – sottolinea – è, alla fine, sfiducia nella persona umana, nella sua capacità di ricercare con l’intelligenza e di aderire con la libertà a quella verità che la fa diventare pienamente ciò che è chiamata ad essere secondo il disegno di Dio”. La filosofia, “intesa come ricerca riflessa, critica e metodica della verità dell’essere che dischiude il senso dell’esistere”, è necessaria per risvegliare e testimoniare lo “slancio” della ragione, in quanto svolge una “funzione di lievito e di orientamento” nella determinazione del pensiero, della prassi e delle scelte di una cultura. “Per questo – avverte – occorre risanare quella separazione tra ragione e fede, filosofia e teologia che ha caratterizzato la modernità”. E’ questa un’esigenza sempre più sentita perché, sottolinea, “il dialogo con le antiche culture religiose e di pensiero dell’Oriente esige oggi un’opera non dissimile da quella compiuta dai Padri della Chiesa nei primi secoli, in rapporto alla cultura greca e latina”. Per don Coda occorre “sceverare, nel patrimonio dì tali millenarie culture, ciò che è universalmente valido” e anche ciò che esprime “l’anelito alla verità”, favorendo così “un’appropriata inculturazione del Vangelo” e l’arricchimento del patrimonio della tradizione cattolica.