Così Angela Ales Bello, decano della Facoltà di filosofia della Pontificia Università Lateranense, ha definito oggi Edith Stein, la filosofa e carmelitana uccisa ad Auschwitz nel 1942 che verrà canonizzata domenica prossima, 11 ottobre, da Giovanni Paolo II con il nome di “Santa Teresa Benedetta della Croce”. Intervenendo al simposio internazionale, in svolgimento in questi giorni a Roma sul tema “Edith Stein. Testimone per oggi, profeta per domani”, la relatrice ha osservato come la “filosofa” Edith Stein si sia soffermata, in particolare, sulla “necessità di ripensare il significato del femminile in relazione al maschile “.”Il genere femminile – scrive Stein nell’opera ‘La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia’ – dice unità, chiusura dell’intera personalità corporeo-spirituale, sviluppo armonico delle potenze”. “La questione femminile – ha commentato Ales Bello – viene esaminata da Edith Stein con una completezza che rappresenta un caso forse unico nella storia della riflessione antropologica cristiana sulla donna”. Sul piano teologico, inoltre, la Stein ha voluto mettere l’accento sul significato profondo della vita consacrata proprio inserendolo nel quadro della “complementarità” e dell’ “aiuto reciproco fra i sessi”, che “non deve – ha spiegato la relatrice – far credere che non sia possibile uno sviluppo autonomo di ogni persona umana; proprio perché c’è un’essenza della donna e dell’uomo, ognuno può svilupparla in modo personale anche al di fuori di un legame matrimoniale”.