Questo l’appello di Luciano Corradini, presidente dell’Uciim (Unione cattolica italiana insegnanti medi), che sull’ultimo numero della rivista dell’associazione spiega che l’Uciim non è “arroccata” in difesa della scuola media, “perché nostalgica di una struttura invecchiata”. Al contrario, spiega Corradini, gli insegnanti medi cercano di dare il loro contributo al progetto di riforma dei cicli scolastici delineato da “un Ministro che ridisegna l’intera scuola e un Parlamento che, sia pure fra molte difficoltà, si è indotto ad accettare un provvedimento che innalza l’obbligo scolastico a 15 anni, senza aver deciso ancora nulla sulla qualità di questo anno obbligatorio, e avendo comunque già deciso, a futura memoria, di far concludere la scuola secondaria a 18 anni, obbligando gli studenti a prendersi un titolo secondario o una qualifica professionale, tutta ancora da impostare”. Secondo Corradini, “cambiare tanto per cambiare non serve di per sé a star meglio e a far star meglio”. Risparmiare, flessibilizzare, “despecializzare per istruire su ciò che serve, puntare al sodo” – come sembra voler fare il governo – significa correre il rischio “di non perdere non solo la poesia, ma anche la forza educativa e l’anima della scuola”. Ripensare la scuola, precisa l’Uciim, “non significa svendere le ragioni che hanno trovato risposte in serie in ‘capolavori’ del passato, ma riautenticarle, in una logica di continuità/differenziazione che eviti le sconnessioni e le tensioni di ieri, senza sostituire il tutto con le scale mobili dei supermercati”.