La sorte di p. Lino Sebit e p. Hilary Boma, i due sacerdoti sudanesi in carcere da 9 settimane è a rischio, secondo quanto riporta l’agenzia internazionale Fides. Uno dei due è stato visitato da mons. Daniel Adwok, vescovo ausiliare di Khartoum, che teme che i due sacerdoti possano aver subito torture. Ad essi non è mai stato permesso di incontrare un avvocato. P. Lino Sebit, giovane sacerdote ordinato nel 1996, è accusato di aver partecipato agli attentati dinamitardi di Khartoum del 20 giugno. P. Hilary Boma, 57 anni, incaricato dall’arcidiocesi di Khartoum per i rapporti col governo, è in carcere con la stessa accusa. Ora la polizia ha in mano una “confessione” del p. Boma e nessuno ha notizie di p. Sebit che per la polizia è il principale accusatore di Boma, ma vi è il dubbio che le accuse gli siano state estorte con la tortura. Nell’incontro che mons. Adwok ha potuto avere, all’interno del quartier generale del comando dell’esercito a Khartoum, con p. Boma (lo scorso 9 settembre, per pochi minuti ed alla presenza di un ufficiale della polizia), il sacerdote appariva in gravi condizioni di salute. Il vescovo ausiliare, nella sua prima visita dell’8 agosto, aveva posto al p. Boma tre domande pregandolo di rispondere con un sì o con un no: “La tua dichiarazione di colpevolezza è stata rilasciata di tua libera volontà o è stata estorta con la forza? Hai preso parte agli attentati? Incaricato dei rapporti col governo, sei venuto meno al tuo impegno di perseguire il dialogo per risolvere i problemi, facendo ricorso ad altri metodi?”. P. Boma, che appariva intimorito dalla presenza dell’ufficiale, è rimasto muto senza rispondere alle domande. Negli ultimi due anni, nove istituzioni della Chiesa cattolica a Khartoum sono state distrutte o confiscate dal governo. Lo scorso maggio anche l’arcivescovo della città, mons. Gabriel Zubeir Wako, venne arrestato e messo in cella per alcune ore per un presunto n on assolvimento di debiti della diocesi.