NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir. Giustizia e problemi istituzionali sono stati i temi più sottolineati dai giornali che hanno riferito sulla prolusione del card. Ruini al Consiglio permanente della Cei. Anche se enfatizzate dal caso Giordano, si tratta di questioni all’ordine del giorno da diverso tempo. Ne parlò anche il Papa nella sua lettera dell’Epifania 1994. Sarebbe dunque venuto il momento di affrontare questi temi con la serenità e la profondità che meritano. Ma questo sembra impossibile.In effetti sotto c’è un conflitto di potere, e una forte divisione nell’opinione pubblica. Si ritorna al vecchio schema degli scontri di fazioni, che resta una delle caratteristiche strutturali del dibattito pubblico nel nostro Paese. Sarebbe il momento di voltare pagina. E prima di tutto occorre rendersi conto che, sui temi essenziali dell’equilibrio dei poteri e dell’assetto delle istituzioni c’è bisogno del concorso di tutti, dato che il Paese risulta verticalmente diviso e la delegittimazione reciproca non porta da nessuna parte.Questo tasso di litigiosità, infatti, se può giovare a rendite di posizione costruite sul breve periodo, finisce col penalizzare il Paese nel suo complesso. Così, ha rilevato il presidente della Cei, “il cammino del nostro Paese, pur registrando sotto vari profili progressi concreti e significativi, continua ad essere piuttosto faticoso, perché alcuni nodi, antichi o più recenti, rimangono difficili da sciogliere, ed anche perché non sempre appaiono chiare le mete verso le quali si intende procedere”.Ma questo procedere quasi a tentoni non può andare oltre il breve momento. Ci sono delle scelte che occorre fare e dei valori che occorre vivere, promuovere e tutelare. Lo hanno riconosciuto persino al seminario dell’Ulivo mondiale a New York: senza i valori della famiglia, della persona e della sussidiarietà non si va da nessuna parte. Ritornano le quest ioni della scuola e dell’educazione, della famiglia e della vita, del lavoro. Tutti devono fare la loro parte. Ed in questo il sistema della comunicazione ha una responsabilità particolare, perché può appiattirsi sul presente, rincorrendo la cronaca minuta e tutto riconducendo alla politica-spettacolo, ai suoi piccoli e quotidiani conflitti, oppure stimolare tutti a guardare più in profondità e più avanti. L’esigenza è oramai chiara ed avvertita. Bisogna dare esempi positivi. I cattolici, nella politica, nella società, in tutti gli ambienti di vita, possono fare di più?