UNA LETTERA DEL MISSIONARIO UCCISO IN KENYA

“Gruppi di banditi, armati di fucili, coltelli e di ogni genere di arma offensiva, entrano in un dato villaggio e con violenza uccidono, feriscono, bruciano e distruggono”. Sono parole di padre Luigi Andeni, il missionario della Consolata ucciso dai banditi nella notte di lunedì nella sua missione di Archer’s Post in Kenya. Nella lettera, datata 8 dicembre ’97 e indirizzata agli amici e sostenitori della sua missione, padre Andeni sembra presagire la drammaticità della sua morte, legata al fenomeno emergente del banditismo. Il missionario vuole portare a conoscenza degli italiani questo problema e racconta nei dettagli le dinamiche degli atti di sangue: “Sulla porta di casa o su di un cartello scritto ci sono queste parole: ‘hai tre giorni per andartene via diversamente avrai la casa bruciata e la tua famiglia uccisa’. Questi casi sono numerosissimi”. Nel distretto Samburu, spiega nella lettera, “villaggi interi sono letteralmente distrutti, la gente è scappata, gli edifici di scuole, botteghe, chiese sono abbandonati”. A Likoni (periferia di Mombasa) “oltre 100.000 persone sono fuggite verso le città in cerca di sicurezza, lasciando le loro case. Oltre 3000 persone hanno chiesto rifugio nelle adiacenze e cortili della Chiesa cattolica, accettando una precaria sistemazione pur di fuggire al pericolo degli assalti di banditi”. Padre Andeni fa un’analisi lucida della situazione, cercando di capire le ragioni di tanta violenza. “La spiegazione che viene data – scrive – è che si tratta di movente politico e tribale”. “Il governo dice di prendere misure severe contro ogni forma di tribalismo e di banditismo – aggiunge più avanti -, però nella realtà non lo fa, se non in misura limitata”. Padre Andeni ricorda che la Chiesa cattolica “più volte ha alzato la voce di condanna per tali fatti di violenza, responsabilizzando il governo, ma la sua voce, come avviene nelle dittature, rimane spesso inascoltata”. Il missionario racconta delle tante liturgie penitenziali e di riconciliazione organizzate per evidenziare “l’assurdità degli odii e delle lotte tribali in contrasto con il Vangelo e l’insegnamento della Chiesa. In che misura i nostri cristiani abbiano recepito questo messaggio – conclude amaramente – rimane tutto da dimostrare”.