Da un’elaborazione dei dati raccolti dal Provveditorato agli studi di Roma (relativi all’anno scolastico ’95-’96) la Caritas diocesana, in coincidenza con la riapertura delle scuole nella capitale, conta oltre 5.000 casi di dispersione scolastica (1.067 non frequentanti, 583 interruzioni di frequenza e 3.364 ripetenti), pari al 3,5 per cento di tutti gli iscritti (78.719 nelle elementari e 62.928 nelle medie inferiori). Se si aggiungono anche 4.073 bocciati, i casi salgono a 9.087 pari al 6,7 per cento degli iscritti. “Mentre si pensa ad estendere la fascia dell’obbligo scolastico – afferma mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma -, si constata che già l’attuale scuola dell’obbligo non è inclusiva in maniera adeguata e un numero tutt’altro che trascurabile si perde per strada”. Dai dati forniti dalla Caritas risulta inoltre un peggioramento della situazione nella scuola secondaria superiore: tra non frequentanti e interruzioni di frequenza si arriva al 6,1 per cento, i ripetenti sono il 7,8 per cento e i bocciati il 12,3 per cento. Complessivamente il disagio coinvolge 27.157 giovani (26,1 per cento degli iscritti).La Caritas mette in evidenza il legame tra dispersione scolastica e lavoro nero: “Da studenti si diventa quasi schiavi in piccole fabbriche spesso abusive, a volte per le necessità della famiglia e a volte anche per il miraggio del consumismo”. “Se la scuola di oggi prefigura la società di domani – aggiunge Di Tora – l’analisi della dispersione scolastica porta a concludere che bisogna sforzarsi di aspettare chi può essere rimasto indietro a causa del suo handicap, delle precarie condizioni della sua famiglia, della differenza di lingua e cultura”.