L’hanno condivisa tutti la constatazione del cardinal Ruini a Loreto: “la lunga transizione che l’Italia sta vivendo non lascia vedere punti di approdo solidi e rassicuranti”. E’ una osservazione realista. Il punto è ritrovare un orizzonte comune, un orizzonte di sviluppo, mentre nella vita quotidiana avvertiamo soprattutto una sensazione di disordine, di cui la politica ed i rapporti tra i poteri dello Stato sono specchio fedele, che produce ed alimenta ulteriore sconcerto.Certo oggi si parla molto di identità, di valori, ma spesso il cosiddetto “dibattito” rischia di restare sospeso nel vuoto, nel disinteresse generale. Se non diventa progetto, se non diventa concreto operare. Questa è la grande sfida che la Chiesa ed i cattolici sembrano avere raccolto, in questi anni complessi e contraddittori.Non ci sono accenti di nostalgia. C’è la consapevolezza di potere dire una parola franca, sulle questioni di oggi, che sono i grandi temi dell’uomo: la famiglia e la vita, il lavoro, l’educazione, l’orizzonte del mondo, i grandi perché della vita.L’affermazione dell’identità cristiana dell’Italia, che a Loreto è stata rilanciata, non è per il passato, ma è strettamente legata a quella della missione e del rinnovamento cristiano. Il patrimonio morale e culturale che viene dal Vangelo, dalla presenza e dall’azione dei cristiani in Italia, non deve solo essere difesa e mantenuta viva, ma soprattutto essere “fatta fruttificare nella situazione di oggi e secondo le esigenze del nostro tempo”. Questo comporta, come scrisse il Papa indicendo la Grande preghiera nel 1994, saper fare un “bilancio”, essere consapevoli del passato e del recente passato, e rilanciare in avanti. E’ l’abito culturale e spirituale del Giubileo (e dello stesso progetto culturale della Chiesa italiana), ricapitolare e rilanciare il messaggio cristiano, ma anche la presenza e la testimonianza dei cristiani. Discernimento e rinnovamento cristian o sono due parole – chiave per una nuova stagione. Così possono cadere gli “steccati”, ed anche i complessi e i pregiudizi, dentro e fuori il mondo cattolico.C’erano i gonfaloni delle regioni a Loreto. L’Italia e gli italiani sono un Paese complesso, variegato. Come anche lo stesso mondo cattolico. Riuscire a portare a compimento la transizione impantanata di questi anni significa rilanciare il sistema, le molteplici energie che il Paese ha in serbo, valorizzando le diversità, ma offrendo loro un quadro unitario di riferimento. Un quadro flessibile ed articolato, in cui si possano modulare diversi apporti, con alcuni riferimenti chiari e franchi. Il fatto nuovo, rispetto al ventesimo secolo che si chiude ed alla fase della storia italiana che si è conclusa qualche anno fa, è che questo orizzonte sintetico e sistemico non può essere delegato alla politica, o alle ideologie. Se ne devono fare carico tutte le forze vive del Paese.Perché non riesce questo processo di riforma costituzionale di cui pure si parla tanto da tanti anni? Forse perché non si è lavorato a sufficienza sul quadro complessivo di riferimento. A Loreto invece il problema è venuto fuori. In questa direzione si può fare molto e molti sono disponibili a farlo. E dalla preghiera, come sempre accade, potranno scaturire le opere.