Nonostante le difficoltà, “è necessario constatare che la Chiesa cattolica in Russia a poco a poco viene accolta dalla società come una sua parte costitutiva. Tutto ciò è motivo di speranza”. Lo ha detto l’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, amministratore apostolico per i cattolici della Russia Europea intervenendo oggi a Mosca all’Incontro Annuale dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali europee. L’Arcivescovo non ha nascosto le difficoltà che la Chiesa cattolica deve ancora affrontare e tra queste ha citato il “regime dei visti d’ingresso” che per la Chiesa locale è una questione vitale visto che nel paese lavorano 115 sacerdoti, dei quali solo otto sono cittadini russi e 127 religiose delle quali solo 10 sono russe. “Secondo le ultime disposizioni degli organi statali – fa sapere mons. Kondrusiewicz – i visti per affari religiosi e per attività caritative vengono rilasciati per un periodo di tre mesi, il che mette la Chiesa cattolica in una posizione molto complicata”. Nella relazione, l’amministratore apostolico affronta anche il problema dell’accusa alla Chiesa cattolica di “proselitismo” chiarendo innanzitutto che coloro che sono passati dall’ortodossia al cattolicesimo “sono pochissimi, sono casi individuali che del resto non accogliamo senza richiedere un periodo piuttosto lungo di verifica”. Per quanto riguarda invece l’ingresso dei non battezzati, l’arcivescovo chiede per loro il riconoscimento del “diritto alla libertà di scelta”. A questo proposito, mons. Kondrusiewicz ha detto che le relazioni tra la chiesa cattolica e ortodossa nella Russia europea si stanno “a poco a poco strutturando”. Dal ’94 esiste un comitato consultivo interconfessionale che “ora sta nuovamente prendendo vigore. Tutti noi proviamo – ha concluso l’arcivescovo – la necessità impellente di collaborare”.