“Per aver detto sempre sì alla vita”. Questa la motivazione del premio “Goccia d’oro”, che “Casa Betania” riceverà domenica 13 settembre a Rapolano Terme (Siena). Il premio, si legge in una nota, viene attribuito e consegnato, oltre che a due volontari locali, anche “a personalità, istituzioni pubbliche e private, associazioni e testate giornalistiche che si siano distinte in particolari operazioni di solidarietà od abbiano collaborato con i servizi di volontariato”. Quest’anno, i volontari rapolanesi hanno deciso di dedicare il premio al tema “Il diritto all’infanzia e la lotta agli abusi sui bambini”. Oltre a Silvia e Giuseppe Dolfini e ai volontari di “Casa Betania”, verranno premiati Ernesto Caffo, presidente di “Telefono Azzurro”, il giornalista Mino D’Amato, “per la sua instancabile attività in favore di bambini abbandonati”, e l’Ordine nazionale dei giornalisti, per aver sottoscritto e promulgato la “Carta di Treviso”, che detta le regole deontologiche dei giornalisti italiani nel trattare e diffondere notizie ed immagini riguardanti i minori. “Casa Betania” è nata il 13 giugno 1993, a Roma, come “casa-famiglia” di accoglienza per madri e minori in difficoltà. Silvia e Giuseppe Dolfini vivono a “Casa Betania” con i loro quattro figli, che condividono in tutto e per tutto la presenza con le persone accolte. Oltre alla famiglia Dolfini, la Casa può accogliere altre dodici persone, tra adulti e bambini. I minori sono bambini da 0 a 8 anni, in numero massimo di sei, nelle situazioni più varie: di abbandono, di handicap, di mancanza totale o parziale di una figura genitoriale; bimbi in attesa di andare in affido, o in adozione, o che sperano di rientrare al più presto nella loro famiglia d’origine. Restano accolti nella Casa per un tempo breve, circa uno o sei mesi. Tra ospiti e volontari, la grande famiglia di “Casa Betania” è composta da circa 60 persone.