“Morti dappertutto. Ho visto dei bambini piangere vicino alla madre morta. Ho visto un ragazzo scavare la fossa per il padre morto. Ho visto un bambino piccolo cercare inutilmente qualche goccia di latte dal seno della madre morta”. E’ la drammatica testimonianza di brother Jim Comino che il padre salesiano, don Vicenzo Donati, ha raccolto al suo ritorno da Wau, la città meridionale del Sudan che più è stata colpita dalla carestia. In una lettera scritta al Rettor Maggiore dei salesiani e riportata integralmente dall’Ans (agenzia internazionale salesiana di informazione), don Donati fa sapere che in Sudan “una media giornaliera di 700 persone arrivano in città stremate di forze, tutta pelle ed ossa; sono sopravvissuti mangiando foglie ed erba ma sono in condizioni pietose, senza vestiti, senza forze”. “Questa situazione – prosegue il salesiano – è in atto da tre mesi e il governo islamico ha impedito ostinatamente l’accesso dei viveri, con un chiaro e calcolato piano di genocidio”. In questo periodo, a far fronte alla situazione, sono rimasti solo due dispensari: quelli gestiti dalle suore comboniane e salesiane. Nell’ospedale pubblico di Wau invece c’è un solo dottore. “La gente arriva per morire – si legge nella lettera -. Ogni mattina un camion ritira i morti, circa 170-180. Nessuno li seppellisce. Solo un bravo sacerdote locale si è preso l’incarico di scavare fosse con l’aiuto di giovani”. Intanto la vita dei salesiani a Khartoum prosegue e il 1° settembre nel centro di formazione professionale e tecnica è iniziato l’anno scolastico, con 580 apprendisti. Sono ragazzi rifugiati, della strada e delle prigioni.