“La crisi demografica, che oggi riguarda – sia pure a ‘velocità diverse’ – tutto il pianeta, non si risolve con politiche di corto respiro come la contraccezione, ma pensando ai possibili equilibri futuri tra il Nord e il Sud del mondo”. Così Giancarlo Blangiardo, direttore del Dipartimento di Statistica dell’Università di Milano, in un’intervista che verrà pubblicata sul Sir di domani, commenta il “Rapporto sullo stato della popolazione del mondo 1998”, edito dal Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (Unfpa). “Per la prima volta nella storia – si legge in una nota dell’Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo) a proposito del documento, che verrà presentato domani a Roma (ore 11, Sala Stampa Estera) – due fasce d’età, quelle dei giovani e degli anziani, rappresentano la popolazione più numerosa”. Secondo i calcoli dell’Unfpa, nelle regioni più sviluppate la quota di popolazione che ha più di 65 anni è passata dal 7,9 per cento del 1950 al 13,5 per cento di oggi e si prevede che entro il 2050 raggiungerà il 24,7 per cento. Nei prossimi decenni, i Paesi che stanno invecchiando più rapidamente – fra cui il Giappone, la Germania e l’Italia – si avvicineranno, o addirittura supereranno, il 40 per cento di popolazione anziana. Una “transizione demografica”, questa, fa notare l’Unfpa, che non riguarda solo i Paesi ricchi del Nord: si calcola, infatti, che nel 2045-2050, quando la popolazione totale aumenterà di meno di 50 milioni di unità all’anno, le popolazioni anziane si accresceranno al ritmo di circa 21 milioni l’anno, e il 97 per cento di quell’aumento si avrà proprio in quelli che oggi sono i Paesi in via di sviluppo. Sempre più grave, inoltre, la crisi demografica: oggi 51 Paesi – che rappresentano il 44 per cento della popolazione mondiale – hanno un tasso di fecondità inferiore alla crescita zero. Secondo le proiezioni dell’Unfpa, nel 2015 saranno 88, pari a due terzi della popol azione mondiale.