“Lo sport che vediamo esprime la conseguenza di un’ipnosi. Sotto le mani di abilissimi prestigiatori, certamente non occulti e non ingenui, lo sport è cambiato, assumendo i caratteri di un prodotto di consumo visivo, estetico, mirabolante, scavando una distanza evidente con il suo ‘parente povero’ che è lo sport della gente comune”. Nasce da qui per mons. Carlo Mazza, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, la degenerazione del mondo sportivo sempre più al centro di polemiche e scandali. “Mentre da una parte si dilata a dismisura lo sport-spettacolo – dichiara Mazza – dall’altra si sviluppa lo sport di base, sostenuto da milioni di volontari e praticato da milioni di giovani e di adulti. Lo sport viaggia su questo doppio binario, con finalità diverse e valori diversi. Nulla di male purché sia chiara la diversità e non si confonda l’uno per l’altro”. ” “Ai giovani che vogliono intraprendere la carriera sportiva mons. Mazza suggerisce di scoprire se questo impegno nasce da “vero talento o solo da vana ambizione” e “se la risposta globale è positiva, si mettano fiduciosi nelle mani di un ‘maestro’ (allenatore) e proseguano con determinazione”. In questo ambito, conclude il sacerdote, “la Chiesa è chiamata ad essere promotrice di nuovi modelli educativi e di efficaci itinerari formativi nello sport, per essere luogo di proposta di valori che sappiano smascherare i falsi miraggi e le ingannevoli illusioni, che spesso deturpano gli ideali dei giovani sportivi”.” “