PROCREAZIONE ASSISTITA: IL PAPA, PATERNITÀ E MATERNITÀ NON SONO “UN PROGETTO PRIVATO”

“Eliminare la mediazione corporea dell’atto coniugale, come luogo dove può aver origine una nuova vita umana, significa nello stesso tempo degradare la procreazione da collaborazione con Dio creatore ad una ‘riproduzione’ tecnicamente controllata di un esemplare di una specie e smarrire la dignità unica del figlio”. Lo ha detto oggi il Papa a Castelgandolfo durante l’udienza ai partecipanti alla Settimana internazionale di studio promossa dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia. “Rispetto a 18 anni fa – ha ricordato il Papa -, quando iniziava il vostro cammino accademico, la provocazione rivolta dalla mentalità secolaristica alla verità sulla persona, sul matrimonio e sulla famiglia si è fatta, in un certo senso, ancor più radicale”. Ad avviso del Papa “non si tratta più solamente di una messa in discussione di singole norme morali di etica sessuale e familiare. All’immagine di uomo/donna propria della ragione naturale e, in particolare, del cristianesimo, si oppone un’antropologia alternativa. Essa rifiuta il dato, inscritto nella corporeità, che la differenza sessuale possiede un carattere identificante per la persona”. Di conseguenza, ha precisato, “entra in crisi il concetto di famiglia fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna”, la “paternità e maternità sono concepite solo come un progetto privato, da realizzare anche mediante l’applicazione di tecniche biomediche, che possono prescindere dall’esercizio della sessualità coniugale”. Ma paternità e maternità, ha sottolineato, “prima di essere un progetto dell’umana libertà, costituiscono una dimensione vocazionale inscritta nell’amore coniugale”. Per questo, “solo quando si rispettano integralmente le caratteristiche essenziali dell’atto coniugale” si rispetta anche, nello stesso tempo, “la persona del figlio e si manifesta la sua origine da Dio, fonte di ogni dono”.