“Vorrei dire ai giovani: state attenti, guardatevi da questo grosso pericolo. Il gioco diventa immorale quando non è più gioco ma sfruttamento. In questo caso è sfruttamento”. Un coro di polemiche e perplessità ha suscitato il casinò “Venice” di Ca’ Noghera, vicino a Tessera, che verrà inaugurato oggi pomeriggio. Il primo a parlare è mons. Angelo Centenaro, vicario episcopale di Mestre, che interpellato dal settimanale diocesano “Gente Veneta” si appella al “buon senso” dei giovani. La stessa preoccupazione è espressa da don Dino Pistolato, direttore della Caritas veneziana secondo il quale “è facile prevedere che molti giovani, prima di andare in discoteca a Jesolo, faranno una capatina alle slot machine per tentare un po’ la fortuna”. Alla clientela di passaggio si affiancheranno i giocatori incalliti e secondo don Pistolato c’è il rischio che “il casinò andrà ad alimentare il gioco di azzardo”. Tutti i rappresentanti della Chiesa locale affermano che il fine “nobile” di aumentare le entrate nelle casse del comune “non può giustificare i mezzi”. “Diventa – spiega il direttore della Caritas – un cane che si morde la coda: da una parte si cercano introiti per alleviare la pressione fiscale o aiutare situazioni di marginalità, dall’altra si mandano persone in marginalità”. Lo ha scritto anche don Gianni Fazzini, parroco da 15 anni a Ca’ Noghera, in una lettera al sindaco Cacciari e al presidente del Casinò per spiegare il motivo che lo ha spinto a rifiutare di partecipare oggi pomeriggio alla inaugurazione di “Venice”. “Io credo – scrive il parroco – che questo momento dell’inaugurazione del terzo casinò di Venezia sia un momento per riflettere se si può chiedere soldi al comune senza domandarsi da dove questi soldi vengano”.