MEETING DI RIMINI: UNA MAMMA UGANDESE, “PREGATE PER I NOSTRI FIGLI RAPITI”

“Il 10 ottobre 1996 i guerriglieri del Lra (Lord resistence army) hanno fatto irruzione nel St. Mary College di Aboke nell’Uganda settentrionale e hanno catturato 139 ragazzine, dai 12 ai 16 anni. L’intervento e la decisione di suor Rachele, vicedirettrice della scuola, ha però determinato la liberazione di 109 ragazze. Ma 30 di esse sono rimaste prigioniere, e tra esse mia figlia Charlotte, che da allora non ho più rivisto”. E’ la testimonianza di Angelina Acheng Atyam, madre di una delle ragazze rapite in Uganda, intervenuta ieri al Meeting dell’amicizia tra i popoli in corso in questi giorni a Rimini. “I rapimenti, in Uganda, si stanno verificando impunemente da oltre un decennio – racconta – e più di 10.000 bambini sono stati sequestrati dal Lra. E’ il loro metodo per reclutare soldati e trovare concubine per i guerriglieri”. Angelina è attualmente presidente del Concerned parents association (Associazione dei familiari rapiti nel nord Uganda), che ha come obiettivi il rilascio incondizionato di tutti i rapiti e l’interruzione di questi crimini; la reintegrazione di tutti bambini, con particolare attenzione al loro aspetto educativo e la pace per tutti gli ugandesi. “Ogni anno, il 10 ottobre, celebriamo la commemorazione di quel rapimento con i gesti del digiuno e della preghiera” spiega Angelina. E lancia un invito: “Quest’anno unitevi anche voi in preghiera con noi”. In Africa, continua Angelina, questi “soldati invisibili”, ovvero i bambini, “vengono presi di mira e soffrono in maniera indicibile. Sono obbligati ad arruolarsi negli eserciti o nei gruppi di guerriglieri per poi morire di fame o essere uccisi. In Ruanda, Sierra Leone, Mozambico, Liberia, Sudan e Uganda si è testimoni di moltissime violazioni dei diritti dei bambini”.