NOMADI: GABELLA (MIGRANTES), “TROPPA INTOLLERANZA NEI CONFRONTI DEI ROM”

“E’ incredibile il silenzio che circonda il dramma dei Rom che fuggono dal Kosovo” rileva mons. Piero Gabella, dell’Ufficio per la pastorale dei Rom e dei Sinti della Fondazione Migrantes della Cei, dopo aver appreso della morte di 17 zingari al largo delle coste del Montenegro, durante il viaggio su una vecchia imbarcazione per sfuggire alle ritorsioni da parte dell’Uck. “I Rom vengono accusati di collaborazionismo con i serbi – continua Gabella – ma bisogna stare molto attenti al significato delle parole. Il termine collaborazionismo non va inteso in senso politico, non fa parte di un programma preciso. Di sicuro non c’è stato uno schieramento a favore di una delle parti in lotta. Collaborare, nella mentalità dei Rom, vuol dire sopravvivere. E’ questa la filosofia che sta alla base della loro cultura”. Gabella era stato in Kosovo prima che scoppiasse la guerra e ha notato come i Rom “non fossero amati né dagli uni, né dagli altri”. Al termine del conflitto, “essendo i più deboli, senza la minima tutela internazionale – afferma – sono diventati il capro espriatorio per sfogare la rabbia e la repressione”. Mons. Gabella si dice inoltre “molto preoccupato” per l’episodio della mina antiuomo trovata ieri all’ingresso del campo nomadi di Vicenza: “Non vedo probabile l’ipotesi di uno scontro tra albanesi e Rom – osserva – perché nel campo vivono in maggioranza zingari italiani. Se invece fosse vera la pista della xenofobia, essa potrebbe nascere all’interno di posizioni politiche che al Nord si sono ormai radicalizzate”.