“La vera lezione di Sturzo? Evitare un cristianesimo che sia semplice umanesimo e vivere una fede che abbia nell’incidenza sulla storia la cartina tornasole”. Nel 40° anniversario della morte (8 agosto 1959), don Bruno Ferrante, parroco di Cerea (Verona), ripercorre così la figura del fondatore del Partito popolare italiano, figura sulla quale il sacerdote veronese ha dedicato uno studio intitolato “Fede e azione sociale. Il pensiero e la testimonianza di don Sturzo”. “Il prete secondo don Sturzo – spiega don Ferrante – era pastore, cioè uomo di Dio dedito interamente alla sua gente, impegnato nella vita sociale e non chiuso nelle sacrestie, a fare “le prove con la mitria”. Il “prete leonino” che usciva dalla Rerum Novarum, questo il modello a cui don Sturzo si ispirava, “rifiutando così il ruolo sociale limitativo e avvilente assegnato fino ad allora dalla società liberale”. “Società che, concependo la fede come affare meramente privato – continua don Ferrante – relegava il prete a fare ‘il ministro del culto’, ma di un culto staccato dalla vita e perciò sterile. Sturzo invece propugnava un modello di sacerdote interamente dedicato alle anime, che stesse in mezzo alla gente, accogliendone le aspirazioni, i drammi, le sofferenze e le speranze”. Questo, secondo don Ferrante, non poteva non scaturire in un impegno nella politica, “considerata come la più alta forma di amore possibile per un cristiano”.