Nell’epoca della globalizzazione, gli italiani chiedono una “nuova politica”. Commenta così Stefano Fontana, direttore della rivista “La società”, la recente indagine “Poster” sul rapporto tra i cittadini italiani e lo Stato, pubblicata dal Sole 24 Ore del 30 luglio. “Non si può lasciare i destini dell’umanità in mano a finanzieri e tecnocrati”, osserva Fontana in un articolo che verrà pubblicato sul prossimo numero del Sir. Prendendo spunto dall’incremento della fiducia degli italiani nei confronti dello Stato, che emerge dal rapporto, aggiunge: “Era stato detto che la globalizzazione avrebbe fatto morire la politica e decretato la morte dei soggetti collettivi. Se il mestolo è tenuto in mano dalla finanza e dalle imprese transnazionali a cosa serve iscriversi ad un sindacato o ad un partito? Era stato detto che la globalizzazione significava la morte dello Stato nazionale e della politica nazionale. Se l’agenda dei governi è stabilita dall’andamento della borsa a cosa serve partecipare alle elezioni politiche nel proprio Paese?”. Per Fontana, invece, “il superamento della riduzione della politica a livello dello Stato può comportare un recupero di un nuovo ruolo politico dello Stato stesso. La globalizzazione richiede la sussidiarietà solidale e la politica va ormai impostata a diversi livelli: quello locale e della società civile, quello dello Stato, quello continentale e quello mondiale”. Non a caso, conclude l’autore dell’articolo, l’indagine Poster “evidenzia contemporaneamente la fiducia degli italiani negli organismi internazionali e nelle forme di solidarietà corte e locali, assieme ad un ritrovato senso dello Stato, non più monopolizzatore della dimensione pubblica dei problemi”, ma “rispettoso di una sussidiarietà verso il basso e verso l’alto”.