“In chi si vuol rifare al pensiero sturziano, qualunque sia la sua dichiarata scelta politica, non ha nessun senso culturale l’uso di un vocabolario e di un linguaggio marchiati di statalismo”. E’ quanto scrive mons. Giuseppe Cacciami in un articolo che verrà pubblicato sul prossimo numero del Sir, per ricordare il 40° anniversario della morte del sacerdote siciliano (8 agosto 1957). L’autore individua nella critica a “quella bestia nera dello statalismo” uno dei motivi principali del pensiero politico di don Luigi Sturzo che resta attuale ancora oggi. Per Sturzo, spiega infatti Cacciami, lo statalismo era “il mostro divoratore della libertà, che toglie responsabilità alle scelte dell’individuo e porta ad ogni sorta di prevaricazione e manipolazione dell’interesse pubblico”. Il fondatore del Partito Popolare definiva lo statalismo come “l’intervento abusivo e sistematico dello Stato che viola la libertà individuale e dei nuclei sociali privati e pubblici ed i relativi diritti delle autonomie”. Ed a chi lo accusava di essere diventato liberista, Sturzo rispondeva: “Se la libertà è violata nel campo economico è lesa anche secondo me, in quello culturale, politico, sociale e viceversa”. Critico del capitalismo “perché nella ricerca del profitto ad ogni costo esso ignora ogni altro valore”, il sacerdote siciliano, precisa Cacciami, “era altrettanto polemico contro le manipolazioni dello Stato partecipazionista, contro la nuova borghesia dei grandi imprenditori economici e dei burocrati che guidavano le corti di postulanti dietro le pubbliche imprese”. (segue) ” “” “” “