Lo Stato è la società politica al servizio della società civile, così scriveva don Sturzo, di cui l’8 agosto ricorre il 40° anniversario della morte. In un articolo che verrà pubblicato sul prossimo numero del Sir, mons. Giuseppe Cacciami ricorda che il fondatore del Ppi “lottava contro lo statalismo in nome di una retta ed irrinunciabile concezione dello stesso Stato democratico, come garante delle regole di giustizia e di libertà. Inevitabile e conseguente il passaggio sturziano alle autonomie locali, alle autonomie politiche territoriali, ad un federalismo coerente con l’unità dello Stato”. “Io sono unitario, ma federalista impenitente”, diceva il prete di Caltagirone: “Dopo quarant’anni – commenta Cacciami – l’attualità di queste intuizioni non ha bisogno di forzate argomentazioni”. L’autore dell’articolo cita anche il testamento di don Sturzo, testimonianza di un “servizio politico” vissuto “come la più alta espressione della carità evangelica”. “Chiedo perdono a tutti – scriveva, infatti, il fondatore del Partito Popolare – perché verso tutti avrò mancato non per perverso volere avendo amato tutti amici e avversari con amore cristiano di fratello. A coloro che mi hanno criticato per la mia attività politica, per il mio amore alla libertà, il mio attaccamento alla democrazia, debbo aggiungere che a questa vita di battaglie e tribolazioni non venni né per desiderio di scopi terreni né di sopraffazioni umane; vi sono arrivato portato dagli eventi”. Dopo quarant’anni, conclude Cacciami, il disegno politico-sociale di Sturzo, in tutta la sua “grandiosità e pregnanza”, rimane “innervato senza sconti nell’ispirazione cristiana” e rende ridicoli “i mediocri tentativi che da varie parti, anche oggi, sbrigativamente si illudono di annettersi Sturzo come patrimonio di famiglia”. ” “” “