L’unificazione dell’Italia è stata “il risultato di un’aspirazione concorde, se non di tutto un popolo, almeno dei gruppi emergenti e più attivi in ogni regione d’Italia”, o piuttosto “una conquista piemontese”? E’ quanto si è chiesto il card. Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, tenendo oggi una lezione pubblica sul tema “Risorgimento, Stato laico e identità nazionale”. Secondo Biffi, durante il Risorgimento “a una integrazione rispettosa delle particolari ricchezze si preferì la via sbrigativa di una imposizione livellatrice”. Ma l’errore più grave, per il cardinale, “è stato quello di aver sottovalutato il radicamento nell’animo italiano della fede cattolica” e la sua grande affinità con l’identità nazionale. “E’ stato un dramma politico e sociale – ha spiegato, ad esempio, il relatore – la fusione precipitosa di due realtà così lontane e disparate come l’area lombardo-piemontese. E’ stato un dramma amministrativo l’improvvisa assimilazione centralizzata delle forme di governo degli antichi stati. Ma soprattutto è stato un dramma spirituale e morale che a motivare e a condurre il processo unitario fosse una ideologia deliberatamente antiecclesiale”. Per Biffi, da quel momento in poi, “ci si è posti in conflitto con i sentimenti più profondi del nostro popolo” e si sono poste le premesse per “una sorta di alienazione degli italiani, che difficilmente sarebbero arrivati a percepire il nuovo stato come qualcosa di connaturale e proprio”. Privata dei suoi valori di riferimento, ha concluso Biffi, “la nostra gente ha dato spesso l’impressione di essere senza convinzioni e indifferente di fronte ai doveri verso la collettività. E anche le leggi civili hanno faticato ad essere sentite come vincolanti”. ” “” “