KOSOVO: I VESCOVI DELLA CALABRIA CHIEDONO LA “FINE DELLE OSTILITÀ”

Una condanna della guerra “quale via di soluzione delle controversie internazionali” e un appello per la “fine immediata delle ostilità” nei Balcani. Così si è concluso oggi, a Tropea (Vibo Valentia), il secondo convegno del clero calabrese, organizzato dalla Conferenza episcopale della regione, che ha visto la partecipazione di oltre 400 sacerdoti, invitati a riflettere sul tema “Chiamati, consacrati, mandati”. I sacerdoti presenti si sono impegnati ad “essere educatori e costuttori di pace nelle comunità loro affidate, talvolta segnate direttamente da violenza e da odio omicida” e ad intensificare la “scelta prioritaria degli ultimi”, dichiarando la propria disponibilità d essere inviati proprio nelle terre dei popoli vittime del conflitto in atto in Serbia e Kosovo. Nelle conclusioni del convegno, mons. Giuseppe Agostino, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, ha tracciato un’identikit del “prete del duemila”, che a suo avviso deve essere “un prete dalla forte spiritualità e un uomo sempre più ecclesiale”, capace di “convertirsi dagli individualismi, dalle autogratificazioni ad esperienze di comunione, non solo negli organismi di partecipazione, ma avviando esperienze di vita comune, nelle unità pastorali”. In una società secolare, pluralista e complessa come quella di oggi, ha aggiunto il vescovo, occorre possedere la “coscienza della verità, nella capacità di raccogliere i frammenti di verità per ricondurli a nuove sintesi. Il prete del domani – ha concluso Agostino – deve essere un profeta, capace di condivisione”.