Il 95% degli intervistati è contrario alla guerra e solo il 5% ammette in determinate occasioni (come questa del Kosovo) l’intervento armato per risolvere la questione. E’ quanto emerge da un sondaggio che l’ufficio delle comunicazioni sociali della diocesi di Sessa Aurunca (Caserta) ha condotto tra i cristiani più assidui alla frequenza della chiesa, intervistando un campione selezionato di 1000 persone su una popolazione di circa 100 mila abitanti. “Si tratta – spiega padre Antonio Rungi, direttore dell’ufficio diocesano – di un’iniziativa che ha voluto saggiare il pensiero della gente delle nostre zone. Credo che sia doveroso in temi così delicati, problematici e drammatici ascoltare la base e soprattutto quanti condividono gli stessi ideali di vita cristiana e di valori umani e spirituali, e cioè il mondo cattolico”. Intervistati sulle modalità per far finire la guerra, il 70% ha dichiarato che bisogna avviare un tavolo di trattativa a livello Onu e che la Nato per prima deve smettere di bombardare, per saggiare la reale volontà del governo serbo di addivenire ad un accordo. Interrogati su quale posizione, ci si sente meglio rappresentati, il 69% del campione ha dichiarato dalla Santa Sede ed in particolare dal Papa; il 20% dalla posizione del governo e l’11% dai movimenti pacifisti. ” “Proseguono intanto le iniziative promosse dalle diocesi italiane a sostegno delle popolazioni colpite dalla guerra. La diocesi di Trento, per esempio, “vista l’emergenza della situazione nei Balcani”, ha deciso di rinviare a domenica 2 maggio ,a Giornata per l’Università Cattolica è prevista per domenica 18 aprile.” “