“Noi siamo per una autonomia gestionale dei grandi ospedali e anche per una gestione di tipo manageriale, purché non sia un ulteriore campo da arare da parte dei partiti. Invece non accetteremo un’aziendalizzazione che consideri l’ospedale come fosse una fabbrica di automobili”: questo il parere di Domenico Di Virgilio, presidente del “Forum di associazioni e movimenti di ispirazione cristiana operanti in campo socio-sanitario” e presidente dell’Amci (Associazione medici cattolici italiani), interpellato dal Sir sulle prospettive emerse dal decreto delegato approvato dal consiglio dei ministri che disegna i contenuti della riforma sanitaria nel nostro Paese. “L’ottimizzazione dei servizi non deve andare a scapito dei pazienti – prosegue Di Virgilio – e comunque la nuova prospettiva gestionale, da affidarsi a manager di provata competenza e non per spartizione partitocratica, dovrà vedere coinvolti anche gli operatori sanitari, a partire dai medici. Come principio riteniamo che, pur tenendo presenti i parametri economici che debbono governare l’azienda ospedaliera, non sia concepibile, per far quadrare i bilanci, ridurre l’assistenza se questa è veramente necessaria”. Per quanto riguarda le istituzioni sanitarie cattoliche, rappresentate dall’Aris, Associazione religiosa istituti socio-sanitari (oltre 300 realtà sanitarie con più di 20 mila posti letto), non è ancora stata presa una posizione ufficiale sulle novità del decreto del Governo. Secondo il portavoce, Bernardini, si potrà valutare la portata di tali novità dalla capacità delle Regioni di indicare i servizi di cui hanno bisogno. Entro giugno dovranno essere indicati i requisiti di qualità delle strutture operanti e a quel punto si arriverà alla fase programmatica vera e propria. “Il rischio – dice Bernardini – è che i tempi per questi primi adempimenti siano di fatto troppo stretti”.