“I profughi kosovari hanno particolare bisogno di rispetto, accoglienza, attenzione alla loro dignità, nella consapevolezza che hanno dovuto lasciare tutto, che sono stati spogliati, offesi, annullati; molti hanno visto parenti e amici uccisi, tutti sono stati spettatori di violenze; sono stati proprio attaccati gli elementi che li caratterizzavano per identità e cultura”. A raccontare la situazione nei campi profughi è don Antonio Cecconi, vicedirettore della Caritas italiana, appena rientrato da una visita in Albania. Se non si intensificano gli sforzi e gli aiuti per l’Albania – sottolinea don Cecconi – si corre il rischio di un collasso economico e sociale.” “”Stiamo intervenendo in favore di persone in situazione di forte bisogno a causa di eventi bellici – afferma -. Questo non dobbiamo mai dimenticarlo, non possiamo trattare la questione come se avessimo davanti le vittime di un terremoto o un uragano”. Dalla consapevolezza di questo, precisa don Cecconi, deve derivare “un atteggiamento penitenziale, una spinta alla conversione dalla violenza, un modo diverso di accogliere l’altro, proprio perché la ‘distanza’ e la criminalizzazione dell’altro stanno dietro tutta la tragedia dei Balcani”.” “In Albania si stimano 300.000 rifugiati per una popolazione residente sotto i 3 milioni. Sono ormai distribuiti in tutto il Paese, sistemati in parte presso famiglie – e si tratta di famiglie albanesi numerose con appartamenti sui 40 mq – in parte in alloggi di fortuna o edifici pubblici fatiscenti, in parte in tendopoli. I programmi per ora avviati o previsti riguardano la sistemazione di circa 150.000 persone: la metà delle presenze attualmente stimate. La rete della Chiesa cattolica coordinata dalla Caritas ha in carico diretto circa 10.000 profughi, cifra che cresce di giorno in giorno. Intanto sono ripresi gli ingressi a gruppi verso l’Albania (e anche verso il Montenegro) con aperture temporanee delle frontiere. ” “