NOTA SETTIMANALE SIR. Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

Quello che talora appare umanamente quasi impossibile, Iddio l’offre a chi intensamente lo chiede come dono della sua misericordia. Lo ha detto il Papa la domenica in Albis, il giorno della Pasqua ortodossa, ancora un giorno di guerra nei Balcani.” “E’ “umanamente quasi impossibile” arrivare ad una pace vera in quella regione? Le notizie di guerra e i tentativi diplomatici si susseguono senza interruzione, anche se, dopo ormai più di quindici giorni, appare ancora lontano il momento risolutivo, che certamente non può venire sul piano militare.” “D’altra parte una soluzione stabile non può non trovarsi in un quadro europeo, che sembra in questi momenti sempre più sfilacciato. Perché, al di là delle iniziative diplomatiche e delle strategie militari, ci sono altri aspetti, l’uno evidentissimo, l’altro sfortunatamente del tutto in ombra.” “L’aspetto più evidente è quello delle sofferenze per le popolazioni civili. In particolare ancora una volta in questo secolo abbiamo visto intere popolazioni costrette a lasciare la propria terra. Già era successo dopo la prima e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. Già era avvenuto pochi mesi fa nella regione dei Grandi laghi. E’ accaduto di nuovo in Europa, ai confini dei Paesi più ricchi ed evoluti. Certo, è subito scattata una gara di solidarietà, si è messa in moto la macchina degli aiuti umanitari. Ma si sono anche nuovamente attizzate le dinamiche di un conflitto tra micro-nazionalismi. Il principio della partizione etnica, nell’Europa sviluppata della fine del ventesimo secolo, è l’unico principio di legittimità cui è possibile richiamarsi?” “Questa drammatica questione rinvia al problema di fondo, del grande deficit etico e culturale che si sta accumulando in Europa e di cui l’ennesimo conflitto jugoslavo e balcanico è tragica riprova.” “Abbiamo appena salutato, all’inizio dell’anno, l’avvio di una nuova fase nella vita dell’Unione europea. Ma oltre l’Unione ed oltre il quadro economico-istituzionale dell’Unione, cosa rimane?” “Sta entrando nel vivo la preparazione del secondo Sinodo per l’Europa. Nel primo, ormai dieci anni fa, si era riflettuto sul dopo-Muro. Si era parlato di grandi speranze. Qual è dopo dieci anni il bilancio? E’ solo uno sviluppo economico per una parte di Europa e, per altri Paesi, la constatazione delle distruzioni provocate dal comunismo sulle cui rovine si sviluppa l’esaltazione nazionalistica, il principio della partizione etnica?” “L’Europa sembra insomma rivivere una delle cicliche stagioni di ripiegamento, generatore di conflitti. Con l’ulteriore incognita dell’atteggiamento del partner americano, oggi assai meno decifrabile, nelle sue linee strategiche, che nel corso dei decenni centrali di questo secolo. Oggi che gli Stati-nazione hanno perso coesione e poteri, altri confini segnano questo ripiegamento dell’Europa. Ma da questa guerra non si esce se non costruendo qualcosa di nuovo, se non immaginando un quadro, non solo diplomatico e militare, ma ideale e culturale di riferimento.” “Certo le Chiese stanno facendo la loro parte. Il Papa e la Santa Sede hanno preso decisamente l’iniziativa a molteplici livelli. Anche il mondo dell’Ortodossia, aprendosi al dialogo ecumenico, può giocare un ruolo importante. Quello che sembra mancare è un vero slancio della cultura europea. E’ un momentaneo assopimento o una crisi strutturale, frutto dell’esaurimento di tante belle, ma spesso tragiche certezze, combinata con lo sviluppo della società della comunicazione globale? L’interrogativo, relativo ai cambiamenti nella struttura della cultura europea, non può avere risposte semplici, ma sembra destinato a pesare a lungo e su molteplici piani, mentre tante centinaia di migliaia di uomini stanno soffrendo, le bombe incalzano e le diplomazie stanno cercando di trovare il bandolo di una matassa sempre più aggrovigliata. ” “” “