Presenza di un’équipe di volontari in mezzo ai rifugiati, e adozione di famiglie che ospitano i profughi sono le due urgenze ravvisate dalla Caritas Umbria di ritorno dalla Macedonia dove una delegazione composta tra gli altri da mons. Riccardo Fontana, arcivescovo di Spoleto-Norcia e da don Lucio Gatti, ha visitato dal 6 all’8 aprile i profughi kosovari rifugiati in quel paese. “A Skopje – scrive in una lettera alle chiese umbre, mons. Riccardo Fontana – abbiamo portato il primo contributo di 100 milioni per l’assistenza più urgente ai profughi, ma sembra opportuno raccogliere, in sinergia con la Caritas regionale umbra, volontari disposti a fare turni per almeno 15 giorni a Skopje nei campi profughi, e la disponibilità di nuclei familiari, gruppi, associazioni, parrocchie o singoli, ad ‘adottare’ le famiglie che hanno accolto nelle loro case i profughi, versando 300 mila lire mensili per sei mesi”. “Riesce difficile credere – continua Mons. Fontana – che a poco più di 500 chilometri da casa nostra vi possano essere campi profughi dove la gente non può disporre di una tenda per famiglia, dove dopo 10 giorni non vi è nessun cibo caldo, dove non esistono provvidenze igieniche. L’ospedale di Skopje e le poche strutture sanitarie della Macedonia sono oberate da emergenze”.