Con una mossa attesa – si legge in una nota che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir – la Jugoslavia ha decretato una tregua unilaterale per la Pasqua ortodossa. Altrettanto attesa la risposta negativa dei leader americani ed inglese e poi di tutti i Capi di stato e di governo della Nato. Dopo queste mosse, ed il bilancio sempre più tragico delle bombe Nato e della pulizia etnica in Kosovo, occorrerà tuttavia affrontare il nodo ormai sempre più vicino di come uscire dal conflitto. Per questo con un comunicato della Sala Stampa, la Santa Sede ha valutato positivamente la sospensione delle operazioni militari jugoslave in Kosovo, augurandosi “un atteggiamento accogliente di tutte le altre parti coinvolte”.” “Nel comunicato si legge che se ci saranno conferme nei fatti a questa decisione “si tratterà certamente di un passo importante verso la pace”. “Una cosa è certa: continuare con la violenza di questi ultimi giorni – si legge ancora – rappresenterebbe un grave ostacolo nella ricerca negoziata della pace e dell’umana convivenza”.” “Sono parole impegnative, che pongono un problema politico vero: una escalation del conflitto volta ad umiliare e distruggere la Serbia potrebbe rappresentare una soluzione? La domanda è retorica, come non sarebbe una soluzione la costruzione di campi profughi permanenti sul modello palestinese. Si tratta invece di arrivare in prospettiva ad un assetto che superi la tragica rincorsa di opposti nazionalismi, permettendo a tutti di occupare il posto che ad ogni nazione spetta in Europa, non necessariamente nella forma di stato. Solo così, oltre la cortina che in questi giorni le propagande alzano, oltre le violenze di una guerra crudele, che probabilmente si poteva evitare, si potrà arrivare ad una pace giusta e duratura, e non all’ennesimo armistizio.” “