NOTA SETTIMANALE – Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir

E’ sempre più crudele, è sempre più terribile la guerra nel Kosovo ed in Serbia, proprio nei giorni di Pasqua. Sempre più urgente, nonostante la logica delle armi sembri avere il sopravvento, appare tuttavia la necessità di delineare una via di uscita, una prospettiva per l’intera regione, che rischia altrimenti di precipitare nella spirale senza fine dell’odio etnico. Una spirale, come la storia dimostra da secoli, che si alimenta forse più delle sconfitte che delle vittorie sul campo.” “Ma su questo punto decisivo, di come costruire una prospettiva di civiltà che vada al di là del sangue e della stirpe, non da oggi si deve registrare una impasse sostanziale. La guerra si può arrestare, ed a carissimo prezzo, come è avvenuto in Bosnia, ma non si è arrivati a delineare uno scenario stabile di pacificazione e di sviluppo. Ed allora sorge una domanda: c’è qualcuno che lavora per questo; c’è qualcuno che lavora con un respiro più ampio degli interessi sul terreno?” “Certamente c’è la Santa Sede. Giovanni Paolo II ha parlato con grande franchezza per la pace, e per una pace giusta e rispettosa dei fondamentali diritti della persona e di tutti i popoli. Lo ha fatto proprio nei giorni culminanti della Pasqua. Su questa base si è riaperto il dialogo con la Chiesa ortodossa e ne è scaturito un forte appello all’identità ed all’iniziativa europea, di quell’Europa dai “due polmoni”, occidentale ed orientale, sulla quale il Papa insiste fin dall’inizio del suo pontificato.” “Certo sta qui una delle chiavi della soluzione non solo del conflitto di oggi, ma del tragico intrico balcanico. Sta nella sostanziale incapacità che l’Europa ha mostrato di farsi carico di un progetto di sviluppo attraverso la soluzione dei conflitti. Questa assenza ha aperto la strada a una presenza degli Stati Uniti che certamente si muove nelle vicende balcaniche con l’occhio più attento al quadro sud – orientale (dalla Turchia fino alla Terrasanta) che a quello europeo, si muove con l’ottica della superpotenza globale. Ma è anche vero che i tanti conflitti locali del dopo guerra fredda hanno dimostrato le incertezze e le difficoltà dell’unica superpotenza di riuscire ad articolare una politica mondiale di respiro.” “Ritorna così il discorso le Papa, il suo coraggioso ed insistente appello alla civiltà, alle ragioni morali, spirituali e religiose che fanno l’identità dei popoli e che sono presenti in modo del tutto particolare nell’identità europea, come in quella degli Stati Uniti. ” “Certo la guerra alimenta se stessa. Difficile ipotizzare che gli strateghi militari non avessero preventivamente immaginato il disastro umanitario della pulizia etnica in Kosovo, a sua volta alimento per una ulteriore escalation del conflitto. ” “Concludendo la via Crucis al Colosseo, la sera del Venerdì Santo, Giovanni Paolo II ha ricordato, con le parole di Gesù sulla croce, tutto il ventesimo secolo, le sue guerre, le sue violenze, proiettandolo tuttavia nella speranza del Giubileo. E’ la sfida della Pasqua, la festa cattolica e quella ortodossa che si susseguono nelle prime due domeniche di aprile, e che oggi sembrano più vicine, se il muro di incomprensione alimentato dalla guerra fredda comincia ad essere finalmente scalfito. E’ la sfida della civiltà alla barbarie della guerra. E’ l’appello a ricostruire, prima di tutto, la dilaniata trama dei rapporti umani, del tessuto di civiltà.” “La Nato ha celebrato in questi giorni il cinquantesimo anniversario. Pochi mesi fa avevamo celebrato il cinquantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Affermare le ragioni della libertà e della democrazia, in un quadro che comprendesse vincitori e vinti, ha permesso di superare le distruzioni della seconda guerra mondiale. Oggi occorre immaginare, in forme rinnovate, un simile scenario di solidarietà, fondato su valori concretamente applicati, non solo per concludere questa guerra, non dichiarata eppure tragica e sanguinosa. Ma anche per guardare avanti. ” “La pervicace azione del Santo Padre, che interpreta tutti gli uomini di buona volontà ed anche tanti governanti, è un segno concreto che, nonostante tutto, si può lavorare per il futuro ed alimentare una speranza che oggi sembra tragicamente lontana. ” “