“I veri ‘poveri’ sono gli indifferenti, quelli che si fermano alla superficialità o alla curiosità”. Quello di mons. Riboldi, vescovo di Acerra, è un invito ad “andare al di là” della Porta Santa, che verrà aperta domani sera dal Papa: “La Porta Santa è come la porta della capanna di Betlemme, al di là c’è la salvezza, ma pochi l’hanno capito: i pastori, la gente umile…”. Quello di domani, insomma, “è un evento divino: al di là della Porta c’è il senso della vita, l’eternità, ciò che desideriamo, la riconciliazione, la speranza. Al di qua della Porta c’è il Vecchio Testamento con le porte chiuse, l’uomo in attesa, al di là ci aspettano invece cieli nuovi e terra nuova”. L’importante, quindi, per mons. Riboldi “è non fermarsi solo alla curiosità, altrimenti un Anno Santo rischia di durare un minuto”. La Porta Santa, inoltre, “è aperta a tutti, anche a chi non crede. Non c’è nessuno che ne sia fuori; bisognerebbe dirlo, ad esempio, a quei giovani che non sognano nessuna porta, tranne quella delle discoteche”. Gesù, osserva il vescovo di Acerra, “la sua porta l’ha già aperta a chi è povero: agli alluvionati di Sarno o di Cervinara, ai dispersi del Venezuela, alla Cecenia, al Kosovo…Sta a ciascuno di noi, adesso, impegnarsi a scoprire cosa significa veramente la Porta Santa, per non correre il rischio di ‘passarla’ senza accorgercene”. ” “” “