INDAGINE CARITAS, “IN ITALIA SOLO UN DETENUTO SU CINQUE PUÒ LAVORARE”

In Italia, su quasi 53 mila detenuti, solo uno su cinque è in condizione di poter lavorare. E’ quanto risulta da un’indagine condotta dalla Caritas di Roma sul reinserimento lavorativo dei carcerati, presentata oggi nella Capitale. “Il carcere – ha detto mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma, presentando l’inchiesta condotta su un campione di 600 detenuti (sui 5 mila del Lazio) – è una situazione umana limite, contrassegnata dalla privazione della libertà, il bene più profondo di un essere umano, e non un posto da cui ognuno esce a suo piacimento per fare quello che vuole”. Nel 1998, in Italia, i detenuti affidati in prova al servizio sociale – risulta dall’indagine – sono stati 1 ogni 17 transitati nel carcere; i permessi premio sono stati concessi ad 1 detenuto su 10: quelli ammessi al lavoro esterno sono 3 ogni 200 reclusi, i detenuti in semilibertà 5 ogni 200. “Le misure alternative – ha proseguito Di Tora – non vengono concesse con la facilità che da qualche parte si immagina, visto che, a seconda dei benefici richiesti, viene rifiutato tra il 60 e il 75% delle richieste”. Un altro pregiudizio sconfessato dai dati è che le misure alternative “siano una sorta di autostrada dell’evasione: si tratta di 1 ogni 800 casi per l’affidamento ai servizi sociali; 1 ogni 200 casi per i permessi premio e 1 ogni 100 casi per l’assegnazione al lavoro all’esterno e il regime della semilibertà. Le misure alternative – ha concluso il direttore della Caritas – funzionano e, oltre tutto, quando si sottrae una persona al carcere, si fanno risparmiare annualmente allo Stato circa 70 milioni”. (segue). ” “” “