“Le regole non bastano. Occorre recuperare la dimensione della responsabilità etica, umana e professionale, di chi ha a che fare con i media”. Così Gianfranco Bettetini, ordinario di teoria e tecnica delle comunicazioni di massa all’Università Cattolica di Milano, ha sintetizzato la proposta contenuta nel libro “Quel che resta dei media. Idee per un’etica della comunicazione”, presentato ieri sera a Roma insieme ad Armando Fumagalli che ne è coautore. “Assistiamo ormai da molti anni – hanno detto i due autori – ad una periodica invocazione di regole per risolvere i problemi della stampa e della televisione, dimenticando però che la regola può avere una funzione solo minimale e di semplice orientamento pratico, che non avrà efficacia se non è sorretta da una consapevolezza morale tanto dei soggetti più direttamente interessati quanto di tutta la società in cui essi sono chiamati ad operare”. “L’illusione di risolvere i problemi con regole sempre più perfette e più accurate – ha detto Bettetini – rischia di distogliere l’attenzione dalla necessità di una continuamente rinnovata proposta di valori, credibile ed efficace, che possa tradursi in quei comportamenti corretti e responsabili che tanto si auspicano”. La proposta dei due autori è quella di promuovere nel campo dei media “un’etica della prima persona”: significa, in concreto, vincere la “tentazione di schermarsi dietro la complessità del sistema – ha spiegato Fumagalli – per diventare consapevoli che le logiche del sistema sono il risultato di concrete azioni umane, di scelte cioè libere delle singole persone”.