IL PAPA: ATTENTI ALLA “CULTURA DI MORTE E DELL’INDIFFERENZA”

Nell’udienza generale di oggi il Papa ha analizzato le cause – e le relative conseguenze – che hanno portato la società contemporanea alla “perdita del senso di Dio”. Una perdita che ha coinciso, secondo Giovanni Paolo II, con l'”avanzare di una cultura nichilistica che impoverisce il senso dell’esistenza umana e relativizza in campo etico perfino i valori fondamentali della famiglia e del rispetto della vita”. Tutto ciò, precisa il Papa, non si realizza “in modo vistoso, bensì con la sottile metodologia dell’indifferenza che fa passare per normali tutti i comportamenti, di modo che non emerga più nessuno problema morale”. In particolare, sottolinea, “si esige che lo Stato riconosca quali ‘diritti’ molti comportamenti, che attentano alla vita umana, soprattutto a quella più debole e indifesa”. Il Santo Padre fa riferimento anche alle “immani difficoltà di accettazione dell’altro perché diverso, incomodo, straniero, malato, handicappato. Proprio il rifiuto sempre più forte dell’altro in quanto altro interroga la nostra coscienza di credenti”. E poi, citando la sua enciclica, “Evangelium vitae”: “Siamo di fronte ad una realtà più vasta, che si può considerare come una vera e propria struttura di peccato, caratterizzata dall’imporsi di una cultura anti-solidaristica, che si configura in molti casi come vera ‘cultura di morte'”. Di fronte a quella che il Papa definisce “cultura necrofila”, le responsabilità dei cristiani – ricorda – si deve esprimere allora nella “nuova evangelizzazione” e nella testimonianza quotidiana, soprattutto da parte dei laici.