“La realizzazione effettiva dell’autonomia dei laici non potrà essere qualcosa di definito dalla gerarchia”. Lo ha detto Giuseppe Savagnone, responsabile della pastorale della cultura in Sicilia, intervenendo al convegno su “Identità del laico e forme di partecipazione ecclesiale”, conclusosi ieri, a Roma, per iniziativa della Commissione episcopale per il laicato. “L’emancipazione del laicato – ha spiegato il relatore – avverrà solo se i laici sapranno muoversi con le loro gambe”, assumendosi giorno per giorno, nella vita quotidiana, “la fatica di portare la presenza della Chiesa nel mondo e del mondo nella Chiesa”. Secondo Savagnone, non si tratta, oggi di operare per una “riconquista cristiana della società”, ma al contrario di “interpretare la condizione del laico come inquietudine e ricerca. “Una visone del laico, inteso come “pellegrino” che “non si limita a demonizzare il proprio tempo, ma porta la sua ‘contemplazione’ per le strade del mondo”, oggi “trova enormi resistenze” – ha sottolineato il relatore – anche fra i laici stessi: “c’è un clericalismo dei laici che fa vivere, a volte, questi ultimi, in una sorta di ‘minorità interiore'”. Un invito ad “inventare” stili ecclesiali “nuovi”, in grado di “rispondere a quel campo aperto e immenso che è la condizione laicale” è venuto anche da mons. Ennio Antonelli, segretario generale della Cei, secondo il quale occorre “sviluppare una pastorale di missione permanente, non ripetitiva ma creativa, attenta alla cultura e alle trasformazioni sociali e politiche”. ” “” “