Vengono definite “malattie da depauperamento del proprio patrimonio di salute”, sono dovute alle difficili condizioni sociali e di vita, “non rappresentano assolutamente un rischio per la popolazione ospite”, e a soffrirne sono gli immigrati. Le più frequenti sono le malattie all’apparato digerente e respiratorio (con prevalenza di sindromi influenzali e bronchiti), quelle cutanee e ortopediche, in particolare di natura traumatica. Il quadro sullo stato di salute degli immigrati presenti nel nostro territorio è stato offerto questa mattina da Aldo Morrone, responsabile del Servizio di medicina preventiva dell’immigrazione dell’ospedale San Gallicano di Roma, al convegno su “Bioetica, diritti umani e multietnicità” promosso dalla Università S. Tommaso D’Aquino. “Gli immigrati – ha detto Morrone – stanno sempre peggio”. Secondo i dati offerti dal medico, il patrimonio di salute in “dotazione” all’immigrato si dissolve più rapidamente rispetto al passato e questo avviene per una serie di “fattori di rischio”: il malessere psicologico legato alla condizione d’immigrato, la mancanza di lavoro e reddito, la sottocupazione in lavori rischiosi e non tutelati, il clima e le abitudini alimentari diverse, la discriminazione nell’accesso ai servizi sanitari. Si è inoltre “drasticamente ridotto” l’ “intervallo di benessere”, il periodo cioè che trascorre dall’arrivo in Italia alla prima richiesta di intervento medico: “negli ultimi quattro anni – fa sapere Morrone – è passato da circa 10/12 mesi nel 1993-’94 a 3/4 mesi negli anni ’95-’98”. “Ci troviamo – ha concluso Morrone – di fronte al grido dell’oppresso e dell’escluso. Gli immigrati che giungono da noi, o ancora peggio, quelli che non arriveranno mai perché troppo poveri per lasciare la loro terra, gridano drammaticamente alla nostra coscienza di esseri umani. Ciò che più ansiosamente cerca l’immigrato è un minimo di giustizia sociale volta a garantire la vita e la sua dignità”. ” “” “